SITUAZIONE ECONOMICA ITALIANA 2015

 

La crisi economica  permane a livello globale ed in particolare in Europa, che - salvo qualche eccezione - vanta una fila di Paesi mal messi sotto diversi profili. L’Italia in particolare ancora annaspa tra problematiche economico-sociali rilevanti e la palesata incompetenza degli ultimi governi che si sono succeduti dal 2011.
Partiamo dai dati rilevati (ufficiali 31/12/2015)per capire la situazione in cui versa il Bel Paese, poi esamineremo quelli reali: Pil allo 0,8%; Deficit/Pil al 2,6%; Debito pubblico/Pil al 133,19%; Debito pubblico a 2.170 miliardi di euro e Pil a 1.629,18 miliardi di euro. Disoccupazione all’11,7%; disoccupazione giovanile al 38%. A vederli così, un po’ asettici, forse verrebbe da pensare ad una situazione pesante ma non disperata, mentre solo un’attenta analisi dei dati reali (cioè di quelli non truccati ad arte per ingannare) può far ben comprende la situazione disperata in cui noi italiani versiamo! 
Facciamo una premessa per capire i dati reali.
Il Pil è la produzione totale finale generata nei confini geografici di un paese durante l’anno;  atteso che i proventi della criminalità non possono essere considerati a tal fine e che la stima dell’evasione si discosta notevolmente dalla realtà economica di fatto, l’unico dato attendibile è quello che si ricollega alla definizione classica. Il debito pubblico è la somma accumulata che i vari governi hanno preso per coprire disavanzi di bilancio passati (il fabbisogno di cassa dell’anno in corso e “non coperto” farà parte del debito l’anno successivo); la maggior parte è rappresentato da titoli fruttiferi (83% circa). La disoccupazione viene rilevata suddividendo la forza lavoro in diversi gruppi ed i dati vengono manipolati in base al risultato che si vuole presentare; in sintesi abbiamo disoccupati (coloro che hanno effettuato almeno una ricerca attiva di lavoro nelle ultime 4 settimane che precedono il periodo di riferimento e che siano disponibili a lavorare, oppure che inizieranno un lavoro entro i tre mesi dal periodo di riferimento); inattivi (coloro che non fanno parte delle forze di lavoro, oppure coloro che non sono classificati come disoccupati od occupati); occupati (coloro che avendo più di 15 anni hanno svolto nel periodo di riferimento almeno un’ora di lavoro retribuita o non retribuita se nella ditta di un familiare). Il tasso di disoccupazione è dato dal rapporto tra le forze lavoro ed i disoccupati, quindi se classifico uno licenziato tra gli inattivi….. ecco che non aumenta la disoccupazione. 
Appare evidente dalla descrizione sopra esposta che i dati reali devono differire da quelli ufficiali, in quanto nella realtà uno che non lavora è disoccupato ed uno che spaccia 100kg di cocaina non produce nulla per il paese in termini di Pil! 
Tenendo conto di quanto sopra, dunque, i dati reali sono stimati come segue: Pil a -1,6%; debito pubblico/Pil 165,12%; Debito pubblico a 2.170 miliardi di euro; Pil a 1314,18 miliardi di euro. Disoccupazione al 40,26%; disoccupazione giovanile al 43,8%.
Cerchiamo ora di analizzare i dati reali, partendo dal PIL. Pochi sanno che dal 2009 è cambiato il modo di rilevare questo dato: in effetti si sono aggiunti al dato classico anche le risultanze dell’evasione fiscale (stimata) e del giro di affari prodotto dalla criminalità (c.d. SEC 2010); in particolare il governo stima 270 miliardi di evasione e  45 miliardi di “criminalità”. In primo luogo se il Governo è in grado di stimare l’evasione, avendo usato metodi logici e certi, saprà anche dove essa si annidi. Perché non la combatte? Seconda considerazione: se il Governo conosce il giro di affari della criminalità, deve necessariamente conoscerne anche i traffici. Perché non la sgomina? Semplice: perché in realtà il Governo stima a piacimento le citate voci di comodo al fine di ottenere sempre un risultato soddisfacente che gli consenta di gozzovigliare e di non far capire alla massa che i conti peggiorano! Se così non fosse, potreste immaginare da chi saremmo governati. Per assurdo, il Governo dovrebbe sperare nel fallimento delle proprie politiche di contrasto alla criminalità, per salvaguardare la crescita economica!
Il Defici/Pil è un dato molto caro alla Ue, capiamo prima di cosa si tratti. 
Il deficit è dato dalla differenza tra le entrate e le uscite della pubblica amministrazione in un dato periodo (fabbisogno di cassa), mentre il Pil è già stato descritto precedentemente. Il rapporto tra i due dati evidenzia lo stato di salute della finanza pubblica: tanto maggiore è il rapporto assai peggio è la situazione finanziaria. Adesso si comprende perché rivesta tanta importanza il Pil e perché ogni governo cerchi disperatamente di gonfiarlo a più non posso, semplicemente perché si ottengono così performance sulla carta che nella realtà non esistono.  Un esempio: se il deficit del 2,6% (circa 42 miliardi di euro) venisse misurato sul Pil reale otterremo un dato del 3,2% e saremmo bellamente fuori dai parametri europei, altro che flessibilità e spazi di manovra.
Ora vediamo il resto del quadro, uscendo dai freddi numeri ed analizzando le diverse realtà.
La situazione del settore creditizio si è pesantemente degradata, perché, nonostante i vari aumenti di capitale delle banche ed il getto continuo di denari operato dalla banca centrale europea (BCE), i crediti incagliati e non esigibili sono saliti alla importante somma di 350 miliardi di euro e lo hanno fatto in 4 anni circa, passando da 125 miliardi circa del 2012 alle quote attuali. In particolare si nota che circa ¾ dei crediti è relativo ad imprese e società e di questi oltre il 60% circa eccedono il milione di euro per posizione. Non mi pare che il problema sia generato - come dice il governo – a causa delle famiglie che non pagano il mutuo sulla casa! 
La produzione industriale è calata e, peggio ancora, le aziende non sono in grado di creare nuova occupazione; inoltre con l’avvento del jobs act i nuovi posti di lavoro sono nei fatti precari creando destabilizzazione del sistema economico. Questo spiega il perché i prezzi non riescano a salire in modo significativo (almeno il 2%) e perché nei fatti si stia assistendo ad una stagflazione, che temo durerà ancora a lungo.
I pochi posti di lavoro creati, sono per lo più instabili e sottopagati, concetto molto caro agli pseudo-imprenditori che abbiamo in Italia, prova ne sia che a fronte di una pesante disoccupazione e di una catastrofica disoccupazione giovanile, questi soggetti lamentino che serva più mano d’opera straniera (i clandestini per capirci). Ovvio che gli imprenditori gradiscano assai di più disperati che lavorino per 300 euro al mese e magari in nero che laureati italiani che pretendano uno stipendio dignitoso! Meno male che il governo si è adoperato per favorire gli imprenditori, così almeno assistiamo anche al calo degli studenti universitari da un lato ed alla fuga dei giovani all’estero dall’altro (questo farà calare la disoccupazione!).
La situazione che si prospetta per il futuro (2016 ed anni seguenti) non appare per niente rosea, perché ad oggi il debito pubblico veleggia su quote record e la disoccupazione è veramente preoccupante. Inoltre la prospettiva che entro il 2020 i tassi possano tornare a salire getta una sinistra ombra sull’enorme debito pubblico italiano, perché, al momento del rinnovo degli stock, salirà vertiginosamente la spesa per interessi e saranno allora dolori per il popolo che si ritroverà stritolato ancora di più dalle manovre lacrime e sangue.