Commento del 4 febbraio 2018

Concluso il mese di gennaio, l'indice milanese si è attestato a quota 23.202 punti. Il movimento è stato preciso: ripartendo dal supporto posto a 21.800 punti, si è riportato prima a quota 22.874 e po ha raggiunto i massimi sopra area 24.000 punti. Adesso il momento è importante: solo se l'indice riuscirà a passare i 24.502 punti si potrà parlare di forza e di target in area 27.500/28.300 punti. Viceversa, se l'indice continuasse con lo storno fino a forzare prima il supporto debole a 22.874 e poi quello forte a 21.800 punti , avremmo il trend positivo compromesso e dovremmo considerare discese fino a 20.570 prima ed a 17.770 punti poi. 


I vari comparti dei titoli quotati sulla piazza milanese (FtseMib) si muovono a fasi alterne: se parte il bancario sono deboli industrilai e petroliferi e viceversa, con il risultato che a fronte di ampli movimenti di un settore l'indice non si espone in modo esagerato. Il comparto bancario sta recuperando terreno e molti titoli si sono portati a ridosso dei massimi relativi di periodo, in alcuni casi passandoli (Isp e Fineco). Rimane ancora spazio a questo comparto per ben performare, tuttavia non bisogna dimenticarsi delle problematiche connesse alla vigilanza bancaria ed agli NPL. Gli industriali sono saliti molto ed in alcuni casi troppo (FCA, CNH e STM) e di spazio se ne vede poco per ulteriori allunghi, che sembrano sempre più pilotati dalla speculazione selvaggia che da solidi numeri di bilancio e dai dati macro economici. In ottica speculativa risulta essere interessante il titolo Mediaset: dovrebbero uscire novità sulla questione Vivendì e Telecom, inoltre non sarà priva di effetti la consultazione elettorale del 4 marzo. In caso di buone news, Mediaset dovrebbe riportarsi velocemente a 3,75 (circa 20%) e potrebbe allungare anche fino a quota 4 euro. 
Il Dax si è attestato a quota 12.785 punti ed al momento pare aver rotto la lateralità di breve tra i 12.892 e i 13.500 punti ponendo la possibilità di uno storno fino a quota 11.868 punti. I problemi teutonici sono sempre gli stessi: un governo di larghe intese, un mercato del lavoro qualitativamente più basso del passato ed in generale le sfide future potrebbero creare qualche problema. In particolare in Germania non c'è ancora stato il boom di robot e la lunga espansione economica (ciclo partito nel 2009 e tuttora in corso) potrebbe risentire dell'imminente aumento dei tassi (la Bce presto interromperà il QE e necessariamente alzerà i tassi). Questo scenario potrebbe comportare disoccupazione in crescita e diminuzione dei consumi interni; va anche sottolineato un altro aspetto nel breve periodo: con maggiore occupazione (si parla di arrivare ad un 3,5% di disoccupazione) si può avere il problema di non trovare la manodopera specializzata necessaria con le relative problematiche del caso.
Gli indici americani hanno continuato la salita: lo S&P500 è arrivato in area 2.870 punti per poi stornare ed attestarsi a quota 2.762 punti. La volatilità sta aumentando e le variazioni di indice accompagnate dai volumi dimostrano come la bolla in atto sui mercati d'oltre oceano stia scricchiolando. Inutile ripetersi sulle motivazioni, ma senza dubbio va citato un caso emblematico sul listino DJ: General Electric. Il titolo continua il suo crollo arrivato ben oltre il 50% nel giro dell'ultimo anno e l'elemento più di rilievo sono le time-bomb disseminate in bilancio (soprattuto divisione finanziaria) e l'incertenza degli investitori sulle possibili esplosioni. Inoltre pare che il piano di ristrutturazione della BIG americana preveda la divisione in diverse realtà minori e non si sa ancora quali saranno quotate e quali no e sopratutto con quali dati di bilancio in partenza. Se si pensa alla solidità del passato di GE, perchè non chiedersi cosa accadrebbe se succedesse ad altri colossi.............